Identificativo di residenza: mh34325
16 Posti letto
9 Camere
Acqua : 83 km
L’agglomerato è sorto e cresciuto a monte di una villa padronale del tardo Cinquecento, vincolata dai Beni Culturali; si trattava in origine di una locanda fortificata (da qui il nome “Le feritoie” peraltro ancora osservabili nell’antica loggia) posta lungo una strada di importanza strategica che da Lucca andava a Firenze. L’edificio ha conservato le caratteristiche architettoniche originali tanto da sollecitare la fantasia di Vernon Lee, scrittrice inglese tardo romantica che, avendovi soggiornato all’inizio del XX secolo, scrisse una raffinata novella dal titolo “La casa delle feritoie” che ha come sfondo quelle pareti e quel luogo. Vi è pure una cappella-oratorio dedicata alla SS Annunziata, citata dal Repetti alla voce Piteglio nel suo famoso dizionario storico della Toscana. Nella seconda metà dell’Ottocento vi soggiornò per un’intera estate un’altra scrittrice inglese, miss Leader Scott, che dimostrò grande curiosità intellettuale lasciando un interessante diario in cui ha raccolto un’infinità di notizie, leggende, note, aneddotiche del borgo che risultano oggi preziose. Il libro fu pubblicato a Londra nel 1879 con il titolo “A nook in the apennines” (Un cantuccio degli Appennini). Possesso dell’antica famiglia Migliorini, estinta da tempo, che ha lasciato a suo ricordo vari stemmi di pietra con due piante di miglio incrociate sovrastate da una croce, il borgo era anche probabilmente luogo di ristoro e di sosta per i viandanti; lo testimonia, oltre all’oratorio, la presenza di un vecchio edificio ristrutturato con scritto in pietra “Albergo dei poveri”. Nella seconda metà del Settecento vi abitò, addetto all’oratorio, un singolare prete scalpellino, che ha lasciato originali lavori in pietra. Vi hanno vissuto per secoli circa dieci famiglie: contadini che traevano sostentamento principalmente dai castagneti, scalpellini, carbonai, e in seguito alcuni operai delle fabbriche di Campotizzoro e della Lima. Nel secondo dopoguerra ha cominciato a spopolarsi con emigrazione interna ed estera, arrivando quasi al pieno degrado negli anni Sessanta con la partenza dell’ultima famiglia contadina. Fu allora che i proprietari, la famiglia Cini-Dazzi di S. Marcello, cominciarono a ristrutturarlo per fini turistici, valorizzando i materiali locali di recupero o originali e mantenendo i volumi pre-esistenti. I primi rustici su cui si intervenne furono quelli ai margini del bosco e situati attorno ad uno spazio sterrato, detto “aia”, antico luogo di incontro come mostra un disegno tratto dal citato diario di viaggio di miss Scott.